CONGRESSO PROVINCIALE

PORDENONE

 

16 – 17 febbraio 2008

 

 MOZIONE PROGRAMMATICA

Collegata alla candidatura alla carica di coordinatore provinciale di Antonio Pedicini

 

PREMESSA

 

Dopo cinque lunghissimi anni di commissariamento finalmente ci ritroviamo per celebrare il Congresso provinciale di Pordenone.

Non molti avrebbero scommesso su un simile epilogo.

 

Per troppo tempo l’argomento ci ha costretti ad essere l’oggetto di un interesse antropologico (quando non anche di scherno) della stampa locale, degli avversari come degli alleati.

 

La stagione congressuale da noi ha avuto un avvio stentato; qualche volta svogliato altre duramente ostacolato; pochi i casi di adesione costruttiva. Prevaleva in taluni una certa indolente volontà di conservazione dell’esistente. E’ stato necessario promuovere più di qualche iniziativa per assicurare lo svolgimento della fase comunale. La circostanza che ci siano voluti ben sette mesi per celebrare una ventina di congressi comunali la dice lunga. A proposito del metodo vogliamo ricordare che non abbiamo condiviso e tanto meno accettato il tentativo d’imporre una "unità di maniera" ma abbiamo sempre offerto collaborazione e leale confronto in ogni occasione.

 

La cura degli interessi delle singole comunità locali, sia pure nell’ottica di un orizzonte più generale, è stata la rotta seguita in ogni congresso comunale.

Al termine della fase congressuale comunale ci ritroviamo in questa mozione per confermare gli impegni assunti.

Per quanto riguarda il commissariamento le recriminazioni sono quanto di più lontano dai nostri sentimenti ma ci si lasci dire che abbiamo vissuto questa condizione con un senso di profonda amarezza e, nella coscienza dei più, come una risposta inadeguata alle effettive necessità tanto di Forza Italia quanto della politica del nostro territorio. Una sanzione che la maggiore parte della classe dirigente della nostra provincia non ha meritato ed ha subito come umiliante.

 

Cinque anni durante i quali ciascuno di noi ha compiuto il proprio dovere di militante politico e rappresentante nelle istituzioni con un peso aggiuntivo ed in situazione di minorità, non tanto rispetto agli alleati ed avversari, quanto alla vastissima platea dei nostri elettori.

Neppure possiamo tacere di quanti hanno pensato di utilizzare la condizione commissariale per tentare di ritagliarsi a poco prezzo qualche piccolo spazio di egemonia. Azioni queste di corto respiro e di effimeri risultati che tuttavia vogliamo ricordare per consegnarle definitivamente all’oblio con l’etichetta "piccole miserie umane".

 

Altri sentimenti animano oggi i nostri cuori!

Gli avvenimenti nazionali dei quali, anche da questo angolo di provincia, ci sentiamo pienamente partecipi ci inducono a volgere le nostre attenzioni al futuro, all’impegno di una rinnovata classe dirigente che si assume l’onere di costruire dalle macerie di un centrosinistra la cui cultura sociale, politica e di governo ha fatto bancarotta con un fallimento fatto pagare a tutti gli italiani.

Molto si potrebbe dire di questi due anni passati ma crediamo di poter sintetizzare nel modo più semplice ed immediato con le parole: GRAZIE PRESIDENTE BERLUSCONI.

 

Grazie per non averci fatto perdere la speranza; grazie per l’esempio di costanza, fermezza e fiducia; grazie per l’impegno che oggi si rinnova.

Qualunque sia il nostro ruolo in Forza Italia non potremo che essere al fianco del Presidente Berlusconi nello sforzo comune di riconsegnare l’Italia alla speranza.

 

Le imminenti elezioni politiche hanno portato in primissimo piano l’avviato percorso per la realizzazione del partito del Popolo della libertà; un progetto delineato da tempo e che in questi giorni vede una poderosa accelerazione. Ha agito in questo il comune senso di responsabilità di fronte alle questioni più drammatiche del Paese coniugato alla necessita di assicurare all’Italia un governo che, legittimato dal voto popolare, affronti nella trasparenza, la comunanza dei fini e la coesione le molte emergenze che il Governo Prodi ha lasciato in eredità agli italiani.

Nessuno può essere così miope da ritenere che quanto sta accadendo in questi giorni fra i vecchi partiti della Casa delle Libertà sia destinato ad esaurirsi nella occasione elettorale.

 

Su queste scelte siamo impegnati tutti e lo saremo per lungo tempo.

Il richiamo a questo impegno in un congresso provinciale di partito non deve sembrare inopportuno o contraddittorio perché l’errore più grossolano che potremmo qui compiere è quello di ritenere di esservi convenuti per prendere semplicemente le misure dell’esistente. La comunanza di ideali e di obiettivi ci conforta nell’opera di coinvolgimento alla nostra missione e ci induce alle più ampie disponibilità.

La realizzazione dell’unità fra partiti sino ad ora distinti, ancorché nel comune sentire dei diversi elettorati non distanti, deve indurci ad evitare con tutte le nostre forze la frammentazione e la contrapposizione interna. Tuttavia, sarebbe gravissimo se alcuno pensasse di strumentalizzare la condivisa volontà unitaria per imporre una qualsivoglia egemonia. Come altre volte abbiamo detto i congressi sono l’occasione e lo strumento per ricostituire i luoghi inclusivi e condivisi del confronto da cui dovranno scaturire le scelte.

 

In più occasioni constatiamo con amarezza come il consenso che alle elezioni politiche si manifesta in modo tanto massiccio stenti poi a trasformarsi in consenso alle elezioni amministrative. Ci sono di sicuro molte cause minori ma la principale è indubbiamente ascrivibile alla nostra incapacità a rappresentarci sul territorio. Al di là dei meriti e delle qualità personali è un fatto che i livelli superiori tendono a schiacciare quelli inferiori privandoli della necessaria autonomia e quindi legittimazione. Il risultato inevitabile è la confusione con l’allontanamento dell’elettorato.

La strada intrapresa con il Partito del Popolo della Libertà va proprio nella direzione opposta, riconsegnando nelle mani degli elettori la scelta della classe dirigente ad ogni livello.

 

E’ un percorso che sentiamo di condividere e da tempo l’abbiamo adottato come regola fondamentale.

La stagione congressuale ha consegnato alle realtà locali una rinnovata classe dirigente e questa deve avere la profonda consapevolezza del proprio ruolo nella prospettiva di un assetto in costante evoluzione.

IL PROGRAMMA PER PUNTI

  1. Metodo di gestione interna

    Il principio di sussidiarietà, al quale tanto spesso facciamo riferimento, deve essere la normale modalità operativa fra i vari livelli di rappresentanza di partito. Gli Organi provinciali dovranno assicurare la necessaria coerenza dell’azione politica indicando le linee generali da seguire e disponendo per le attività d’interesse sovra comunale. Nell’ambito di questi indirizzi va assicurato il più ampio rispetto delle scelte dei livelli locali.

    Gli incarichi e le responsabilità individuali interni dovranno essere assegnati nell’osservanza delle competente previste dallo Statuto ma in ragione della motivata capacità e professionalità degli interessati.

    Le designazioni delle candidature alle elezioni dovranno avvenire prevalentemente a seguito di consultazioni primarie (interne o, preferibilmente, aperte).

    Gli Organi provinciali dovranno essere convocati con assidua frequenza e, per competenza, obbligatoriamente prima di esternare la volontà del partito sulle questioni di maggior interesse della comunità provinciale.

     

  2. Presenza territoriale, conoscenza della realtà e delle sue necessità.

    Il radicamento si consolida giorno dopo giorno col servizio ai cittadini facendosi interpreti dei loro bisogni, denunciando i mali, le storture le inadempienze dell’Amministrazione e operando fattivamente al miglioramento della qualità della vita della propria comunità.

    Per quanto piccola sia la comunità interessata è un lavoro enorme che richiede ingenti risorse umane e professionali. Che si sia maggioranza o opposizione, unico è il modo con cui vanno affrontate le questioni : " è vietato improvvisare ".

    Molti degli attuali mali sono il frutto dell’improvvisazione di quanti ci hanno preceduto nell’amministrazione cittadina, che hanno trovato più comodo rimandare la soluzione dei problemi chiamandola "mediazione politica".

    Non può esserci impegno politico senza competenza e responsabilità.

    Dovrà essere impegno dell’Ordinamento provinciale il coordinamento delle professionalità e competenze locali e la formazione permanente dei militanti e dei rappresentanti nelle istituzioni.

     

  3. Pressione tributaria

    In tempi di "vacche magre" un particolare impegno dovrà essere profuso nello studio di modi di abbattimento dei costi dell’apparato pubblico ed il ridimensionamento del suo intervento in settori non essenziali e peculiari.

    E’ necessario improntare la nostra azione politica verso un reale contenimento della spesa pubblica che possa favorire la riduzione della pressione tributaria verso i cittadini.

    Spazio alla sussidiarietà in tutti gli ambiti in cui il privato dimostra di ottenere migliori risultati e a costi più contenuti.

    Ridurre la spesa non significa ridurre la qualità dei servizi erogati, significa spendere meglio le risorse, ridurre l’effimero e concentrare le risorse sui servizi materiali ai cittadini.

     

  4. Ambiente

    Le politiche ambientali per loro natura hanno dimensione sovracomunale pertanto dovranno essere oggetto di significativo interesse a livello provinciale per essere di utile supporto alle esigenze locali.

    Sono sotto gli occhi di tutti le scene disgustose della regione Campania retta ad ogni livello di responsabilità dagli uomini del centrosinistra con la gestione dell’ambiente affidata ai c.d. "Verdi".

    Ciclo integrato dei rifiuti, dell’acqua, rete dell’energia e trasporti sono questioni che vanno affrontate senza pregiudizi, con ragionevolezza, con efficienza, con economie di scala e nella sicurezza della salute dei cittadini.

    Acqua, rifiuti ed energia non possono diventare occasioni di tassazioni estorsive a carico dei cittadini contribuenti.

    La razionalizzazione nei consumi e la partecipazione di cittadini alla raccolta differenziata deve trovare risposte premiali.

     

  5. Legalità e sicurezza

    La mancanza di responsabilità ci ha condotto nell’attuale situazione di insicurezza. Dopo che per anni hanno predicato e praticato la cosi detta tolleranza, l’accoglienza anonima, l’umanitarismo d’accatto; ora che s’è raggiunto, ed in molti casi superato, il livello di guardia, persino i sindaci di sinistra si accorgono che c’è una emergenza di legalità e di sicurezza.

    Su questi temi è necessario ripristinare rapidamente la legalità incominciando dal rispetto delle elementari regole di civile convivenza che fino ad oggi s’è preferito mandare in desuetudine.

     

  6. Immigrazione

    Molta parte della questione sicurezza è compresa nel più ampio tema dell’immigrazione. Non vogliamo dire che l’immigrazione di per sè costituisca l’illegalità ma non è più contestabile che l’immigrazione illegale e la sua tolleranza provochi un doppio effetto negativo. Per un verso diventa l’humus dove l’illegalità si alimenta per altro verso rappresenta un modello disincentivante alla permanenza nella legalità.

    Flussi migratori sostenibili anche in prospettiva; tutela dei diritti correlata al rispetto dei doveri; permanenza sul territorio nazionale solo per quanti fanno concrete scelte d’integrazione nel nostro sistema.

     

  7. Assistenza

    La mappa delle necessità d’intervento sociale è radicalmente cambiata. Le scelte di politica socio-assistenziale che hanno visto spostare sempre più al di fuori della famiglia anche gli interventi d’assistenza di base mostrano i segni dell’inefficienza nonostante una lievitazione dei costi sempre meno sostenibile. L’associazionismo sociale e di assistenza è senz’altro uno strumento utile ma è necessario reindirizzare una buona parte delle risorse disponibili al sostegno dell’attività delle famiglie che si fanno carico di situazione di disagio.

     

  8. Donne

    Senza ipocrisie ed infingimenti dobbiamo prendere atto che esiste la questione di una politica, come si dice comunemente, "coniugata anche al femminile". Dubitiamo fortemente che proposte da "riserva indiana" come le "quote rosa" costituiscano la soluzione e, soprattutto, auspichiamo che si voglia rifuggire da un modello di "maschilizzazione" della politica svolta dalle donne. Le "quote" sembrano un arguto espediente maschile finalizzato alla sopravvivenza del proprio modello. Da un lato circoscrive l’area del confronto e dall’altro favorisce la "cannibalizzazione" femminile. In altre parole induce le donne ad usare in proprio il modello comportamentale maschile contro altre donne. Gli uomini hanno sin qui segnato i tempi, i modi e la rappresentazione della politica. Riteniamo necessario rivedere profondamente i modelli seguiti fino ad ora per consentire la realizzazione di un’azione politica che si integri con le sensibilità e le necessità femminili. Ne guadagneranno senz’altro anche i maschi e potremo insieme contribuire al necessario"rinnovamento" della politica andando verso la condivisione di una nuova etica dei rapporti fra i due sessi e in definitiva della società.

     

  9. Giovani

    Vogliamo qui ribadire quanto abbiamo a più riprese affermato nelle varie assemblee locali. I giovani sono la più grossa risorsa del nostro movimento. L’avvicinamento dei giovani alla politica è essenziale per la sopravvivenza di un movimento ma da altra parte è necessario assumere impegni per la loro formazione per meglio impiegare le loro risorse ed energie al servizio della comunità. Tuttavia, a quanti pensano alla politica come ad una scorciatoia comoda diciamo che non facciamo né vecchio paternalismo né del giovanilismo di maniera; costruiamo le occasioni per la loro crescita umana, sociale, culturale e professionale. Non si hanno diritti perché giovani ma occasioni per quanta responsabilità si è in grado di assumersi.

     

  10. Rapporti con le associazioni

    Non si tratta di ripristinare il vecchio "collateralismo" ma di prendere atto di una realtà sociale più complessa ed indirizzata agli interessi più vari. Il vecchio modello emanava dalla politica (meglio sarebbe dire dai partiti) ed occupava spazi d’interesse più o meno sociale conservando un legame molto stretto con il partito d’emanazione. L’odierno associazionismo nasce al di fuori dei partiti, prescinde da essi e il più delle volte ne diffida. Cionondimeno un partito politico ha il dovere di conoscere queste realtà, comprenderne le ragioni ed avviare forme di collaborazione. Esse sono un largo spaccato della società alla quale è indirizzata l’iniziativa politica ed il rapporto con esse rende sicuramente meno astratto il percorso politico.

     

  11. Rapporti con le organizzazioni sindacali e di categoria

Il più delle volte invocata a sproposito la concertazione è divenuta una sorta di panacea. In verità è questo un metodo che ha finito per diventare un alibi ed impedire la necessaria assunzione di responsabilità di ciascuna parte interessata.

E’ indubbio che la "politica" debba ascoltare le istanze che vengono dal mondo produttivo dal momento che punto di partenza per conseguire il benessere della collettività è un sistema economico-sociale capace di produrre ricchezza.

Tuttavia, non possono esserci equivoci su "chi deve fare cosa"; la "politica" non può derogare alla propria missione di principale strumento per il perseguimento del bene comune.

 

CONCLUSIONI

 

Abbiamo la piena consapevolezza che questo Congresso rappresenta una piccola e marginale tappa intermedia e che è in atto un grande processo di ristrutturazione e rinnovamento che ci vede tutti coinvolti.

Per questa ragione abbiamo voluto che questa occasione potesse marcare la cifra di un confronto di idee e proposte rifuggendo da liturgie dal sapore stantio.

Il nostro Territorio, la nostra Gente non sente alcun bisogno di eventi decorativi e autocelebrativi; non sono tempi per il narcisismo politico. Nell’agenda emergono impegni per i quali dobbiamo convincere delle nostre capacità intellettuali e materiali oltre che della nostra dedizione ed onestà nell’affrontare le emergenze.

Il nostro impegno per una gestione partecipativa e corale resterà fermo qualunque esito sortisca dalle urne.